Pubblicato da: Insieme per un Futuro | 13/07/2010

Il potere dell’INCORAGGIAMENTO

I problemi personali di Susanna erano enormi. Si trovava di fronte a grandi questioni del passato. I sentimenti del marito nei suoi confronti si erano raffreddati. La famiglia aveva problemi economici. In qualche modo riusciva a mantenere delle buone apparenze al lavoro, anche se spesso pensava al suicidio.
A Natale ricevette dal suo principale un biglietto d’auguri con queste parole scritte a mano: “Non so che cosa faremmo senza di lei. Grazie per la sua competenza e la sua collaborazione”.
Qualche tempo dopo lei commentava: “Ho incorniciato quel biglietto e l’ho appeso in cucina. È una specie di segnale che mi dice: Te la cavi bene”.

Quindi, manda quel biglietto. Scrivi quella lettera. Offri quelle parole d’incoraggiamento che vengono da Gesù. Dai quella pacca sulla spalla quando Dio ti suggerisce di farlo.
Potrebbe essere proprio l’aiuto di cui quella persona ha bisogno.
–David C. Egner

Nella lista dei maggiori successi della storia, alcuni vi arrivarono in seguito a una parola di incoraggiamento o a un gesto di fiducia da parte di una persona amata o di un caro amico. Se non fosse stato per una moglie piena di fiducia, Sophia, forse non avremmo Nathaniel Hawthorne tra i grandi nomi della letteratura americana.
Nathaniel tornò a casa distrutto e disse alla moglie che era un fallito e che era stato licenziato dal suo lavoro in un ufficio doganale, ma lei gli replicò con un’esclamazione di gioia che lo lasciò stupefatto.
“Bene!” disse lei in tono trionfante. “Ora puoi scrivere il tuo libro!”
“Certo”, replicò l’uomo, in tono scoraggiato, “e con che cosa vivremo intanto che lo scrivo?”
Con sua sorpresa, lei aprì un cassetto e ne tirò fuori una buona somma di denaro.
“Dove hai trovato tutti quei soldi?” esclamò lui.
“Ho sempre saputo che eri un uomo di genio”, rispose. “Sapevo che un giorno avresti scritto un capolavoro, così ogni settimana ho risparmiato un po’ dei soldi che mi davi per le spese della casa. Qui c’è abbastanza da andare avanti un anno intero”.
Grazie alla stima e alla fiducia di Sophia nacque uno dei maggiori romanzi della letteratura americana, “La lettera scarlatta”.
–Nido Qubein

Un direttore di banca aveva l’abitudine di gettare alcune monete nel piattino di un mendicante privo di gambe che solitamente sedeva sul marciapiede di fronte alla banca. Al contrario della maggior parte della gente, però, il direttore insisteva sempre per avere una delle matite che l’uomo teneva in mostra. “Tu sei un commerciante”, gli diceva il direttore, “e io mi aspetto di ricevere sempre la giusta merce dai commercianti con cui tratto”. Un giorno il mendicante non si fece vedere sul marciapiede.
Passò del tempo e il direttore della banca si dimenticò di lui, finché un giorno gli capitò di entrare in un ufficio pubblico. Lì, in una rivendita di articoli di cancelleria, incontrò l’ex mendicante, che ne era chiaramente divenuto il nuovo gerente.
“Ho sempre sperato che lei passasse di qua un giorno”, disse l’uomo. “Lei è largamente responsabile del fatto che io sia qui oggi. Continuava a ripetermi che ero un ‘commerciante’. Ho cominciato a vedermi in quella veste, invece di quella di un mendicante che riceveva l’elemosina. Ho cominciato a vendere penne, in grande quantità. Lei mi ha dato fiducia in me stesso, mi ha spinto a vedermi sotto un’altra luce”.
–Raccontato da Randy Stanford



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