Pubblicato da: Insieme per un Futuro | 06/09/2010

La corsa

Abi F. May

Due ore, cinque minuti e dieci secondi: è il tempo che il Kenyota Samuel Wanjiru impiegò per arrivare primo al traguardo nella maratona di Londra nell’aprile 2009.

Tredici giorni: è il tempo che impiegò il maggiore Phil Packer, un militare inglese divenuto paraplegico podo un incidente alla spina dorsale, a completare la stessa maratona, arrivando ultimo su trentaseimila concorrenti.

Questa grande impresa di perseveranza raccolse oltre 600.000 sterline (circa €700.000) per beneficienza.

Wanjiru fece notizia per la sua velocità. Packer fece notizia, non per la velocità, ma per il suo coraggio e la sua determinazione. Un migliaio di persone lo accolsero alla fine di una corsa cui si era iscritto contro ogni aspettativa, per non parlare delle possiblità di portarla a termine. Dopo il suo incidente l’anno prima, gli avevano detto che non sarebbe più stato in grado di camminare. Anzi, aveva imparato a camminare con le stampelle solo un mese prima della maratona.

Mentre entrambi sono rispettati per la loro impresa, c’era qualcosa di speciale nel trionfo di Parker. Durante le sei ore dolorose ed estenuanti che impiegò ogni giorno a percorrere poco più di tre chilometri, non fu mai solo. I suoi sostenitori, sia amici che estranei, lo accopagnarono durante il percorso, camminando al suo fianco e incoraggiandolo, dalla linea di partenza fino all’arrivo.

Tra i messaggi di congratulazione sul suo site web ci fu anche un messaggio che trasmetteva l’ammirazione del principe Carlo.

La strada della vita non è sempre facile e a volte affrontiamo ostacoli apparentemente insormontabili; ma non camminiamo da soli. Anche noi abbiamo degli incoraggiatori, la nostra famiglia e i nostri amici, che ci sostengono durante il cammino. E anche noi abbiamo un Principe che ci appoggia – non di questo mondo, ma Gesù, il Principe della Pace, che promette di aiutarci a superare le circostanze, a persistere nonostante le probabilità sfavorevoli e a trionfare sulle difficoltà: “La mia grazia ti basta, perché la mia potenza è portata a compimento nella debolezza” (2 Corinzi 12, 9) , ci dice. Quindi “corriamo con perseveranza la gara che ci è posta davanti, tenendo gli occhi su Gesù, autore e compitore della nostra fede” (Ebrei 12, 1-2) .

Quest’articolo è preso da Contatto, la nostra rivista mensile. Per fare l’abbonamento o per ulteriori informazioni scriveteci al nostro indirizzo e-mail:  ass.insieme.it@gmail.com


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