Pubblicato da: Insieme per un Futuro | 07/12/2010

San Francesco e il primo presepe

Da giovane Francesco di Assisi amava le cose materiali, specialmente gli abiti lussuosi provenienti dalla bottega di suo padre, un ricco mercante. Un biografo descrive Francesco, bello, giovane e amante degli svaghi, come “il re dei conviti”. Ciò cambiò all’età di circa vent’anni, quando andò a combattere contro la rivale città di Perugia. Fu catturato e tenuto prigioniero per più di un anno; al suo ritorno a casa era molto indebolito da una grave malattia.

Ad un certo punto delle sue traversie, Francesco si rese conto che la vita non è fatta solo di piaceri frivoli e giunse alla conclusione che la soddisfazione vera si trova nell’amare Dio e fare ciò che lui vuole: amare il prossimo. Fu diseredato dal padre per aver regalato le ricchezze della famiglia, rinunciò ad ogni altro suo bene e privilegio terreno e cominciò a vagare per le campagne, improvvisando inni di lode durante il cammino. Attirati dalla sincerità, dallo zelo e dalla gioia di Francesco, altri si unirono a lui nel suo voto di povertà — ed ebbe così inizio l’ordine francescano.

Francesco amava la gente, dai ricchi e potenti nei loro palazzi ai mendicanti per la strada. Amava anche gli animali e si dice che avesse addomesticato un lupo feroce che terrorizzava gli abitanti di Gubbio; rivolse anche una petizione all’imperatore perché facesse una legge affinché a Natale a tutti gli uccelli e gli animali, insieme a tutti i poveri, fosse distribuito del cibo in più, “affinché tutti possano avere occasione di gioia nel Signore”.

Francesco cercava sempre metodi nuovi per rendere comprensibili a tutti le verità divine. Nel Natale del 1223, mentre si trovava nel paese di Greccio, ebbe l’idea di far vedere alla gente come doveva essere il luogo di nascita di Gesù. Trovò una grotta in un monte vicino al villaggio e la trasformò in una stalla. Ecco cosa avvenne poi, secondo il resoconto fatto da San Bonaventura nella sua Vita di San Francesco d’Assisi:

“Poi preparò una mangiatoia e portò fieno e un bue e un asino nel luogo stabilito. Si mandò a chiamare i fratelli, il popolo accorse, la foresta risuonò delle loro voci e quella notte veneranda fu resa splendida da molte luci brillanti e dal suono dei salmi di lode. L’uomo di Dio [San Francesco] si erse davanti alla mangiatoia, pieno di devozione e pietà, bagnato di lacrime e raggiante di gioia. Poi predicò al popolo radunato la Natività del Re povero; e non riuscendo a pronunciare il suo nome per la tenerezza del suo amore, lo chiamò il Bambino di Betlemme”.

San Francesco è anche considerato il “padre dei canti natalizi”, per essere stato il primo ad includere cantici nei servizi religiosi di Natale. Da piccolo forse Francesco aveva imparato di più alla scuola dei trovatori (compositori e musicisti) che dai preti della chiesa di San Giorgio ad Assisi, dove il padre lo aveva mandato per ricevere un’istruzione. Non sorprende, quindi, che la musica gioiosa fosse diventata una delle forme di celebrazione preferite da Francesco. Quella gioia era contagiosa e lo è tuttora.




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