Pubblicato da: Insieme per un Futuro | 23/09/2011

Parole Gentili – Parte 3

Di Maria Fontaine

Nel mio ultimo post ho parlato dell’impatto che possono avere per una persona alcune parole di incoraggiamento; di solito dobbiamo dirle per fede, credendo che le nostre “parole dette a tempo” avranno il risultato desiderato.

Ho sentito diverse storie di persone che stavano per commettere suicidio: avevano esaurito ogni volontà di vivere ed erano così depresse che pensavano di non avere alcuna via d’uscita. Poi Dio ha mandato qualcuno a dire loro esattamente le parole giuste che le avevano risollevate dalla disperazione e avevano ridato loro la speranza.

Ho sotto mano uno di questi esempi, scritto da una giovane donna di nome Marcie Dixon, che dimostra chiaramente la potenza delle parole di qualcuno e i grandi risultati che hanno avuto.

Ecco cosa scrive:

Stavo passando un periodo molto confuso; ascoltavo molta musica heavy metal, che sembrava esprimere la rabbia, la frustrazione, la tristezza e il tormento che provavo dentro. Un giorno sono entrata in un bar per restare da sola con la mia tristezza e la mia disperazione.

Ero immersa nello sconforto e nella depressione. Mi ero chiesta che senso avessero la mia vita e il mio futuro e la risposta era: assolutamente nulla. Pensieri e sensazioni cupe e negative mi giravano attorno come un vortice d’inchiostro nero, minacciando di risucchiarmi dentro. Mi chiedevo che cosa sarebbe successo se mi ci fossi lasciata cadere dentro, se mi fossi arresa e mi fossi lasciata trascinare via. Stavo intrattenendo l’idea di togliermi la vita.

Mi chiedevo se Dio – ammesso che ce ne fosse uno – si sarebbe preoccupato di fermarmi. Cosa avrebbe pensato – se esisteva – se mi fossi tolta la vita? Una cosa sapevo: sarei stata libera dal dolore e dal tormento incessanti che mi attanagliavano il cuore e la mente.

Quando è arrivata la cameriera, ho ordinato un caffè e intanto scarabocchiavo sulla copertina di uno dei miei quaderni di scuola, dove avevo disegnato una specie di mosaico di facce, simboli, oggetti ed espressioni per lo più tetre, solitarie, malinconiche e piene di paura. Mi venivano da dentro, da quello che sentivo nel mio cuore, ed erano anche l’espressione della musica che ascoltavo. In mezzo a quella confusione di disegni avevo tracciato un piccolo fiore, quasi invisibile in mezzo a tutto il resto.

La cameriera è tornata con il caffè e me l’ha posto davanti, con un caldo sorriso che sembrava abbracciarmi attraverso la nebbia di depressione che aveva avvolto la mia anima. Era come un piccolo raggio di sole in un cielo coperto di nuvole. Mi ero così abituata a nascondere quello che avevo dentro, che ho abbassato lo sguardo sul quaderno. Mi sentivo imbarazzata e un po’ sorpresa che qualcuno mi prestare attenzione. La cameriera ha lanciato un’occhiata ai miei scarabocchi e ha detto: “Vedo che sei un’artista”.

Mentre prendevo un sorso di caffè, lei ha fatto una breve pausa, osservando i miei sgorbi, poi, puntando il dito sul fiorellino, ha esclamato: “Oh, quella sei tu! Una cosa così bella non si può nascondere nemmeno in mezzo a tutto questo!” Ha sorriso di nuovo ed io ho alzato lo sguardo, poi se n’è andata in fretta a servire un altro tavolo. Ero stupita che avesse notato così rapidamente quel piccolo fiore. A me sembrava quasi sepolto nella massa confusa delle altre cose. L’ho osservato. Sono davvero io?

Ho finito il caffè e ho cominciato a raccogliere le mie cose per andare via. Stavo frugando nella borsa alla ricerca di qualche spicciolo per pagare, quando la cameriera è tornata e ha messo sul tavolo davanti a me una bella rosa dal gambo lungo. Ne sono rimasta scioccata, ma prima che potessi reagire, lei ha detto, con tono scherzoso: “Ricorda che tu sei quella rosa per qualcuno”. Poi si è chinata, mi ha sfiorato la mano e ha detto: “Il caffè te lo offro io”, ed è scomparsa a occuparsi di un altro tavolo.

Quando sono uscita in strada il cielo non sembrava più così grigio e cupo. L’aria sembrava fresca e frizzante. Che cosa è successo là dentro? — mi sono chiesta. Una perfetta estranea, che non sapeva niente di me o di quello che stavo pensando, aveva fatto scoppiare la mia bolla di oscurità con il suo calore, la sua gentilezza e la speranza. Era Dio? Era là e gli importava di me? Sapevo solo che mi sentivo diversa e il peso che opprimeva il mio cuore se n’era andato.

Forse, dopotutto, Dio esiste davvero. Gli importa di me e ha uno scopo per la mia vita. Non sapevo dirlo con certezza, ma quel giorno ho deciso di scoprire se l’aveva davvero. Da quell’esperienza è cresciuto un piccolo seme di speranza ed è stata una svolta decisiva. Ho finito per trovare Gesù, con il suo amore, la sua speranza e il suo conforto. L’incoraggiamento di quella cameriera mi ha messo sulla strada che mi ha portato a Gesù e al suo amore eterno.

 


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